dic 2 2015
Al via il nuovo progetto del JRS in Ungheria
Dopo diversi mesi di pianificazione e coordinamento con il JRS Europa, un nuovo progetto è stato avviato a Budapest. Le attività principali consistono nell’accompagnamento e nella sensibilizzazione. Il Jezsuita Menekült Szolgálat (JMSz) ha iniziato il suo lavoro in una residenza destinata ai minori rifugiati non accompagnati a Budapest. La squadra di operatori realizza delle sessioni di formazione con un piccolo gruppo di bambini con lo scopo di fare aumentare la loro fiducia nel prossimo e migliorare le loro opportunità di integrazione. Il JRS organizza lezioni di lingua inglese ed è stato anche creato un programma di mentoring culturale. Presto partiranno anche le lezioni di lingua ungherese. Nel lungo periodo il JMSz si propone di costruire un clima più accogliente e tollerante, di ridurre pregiudizi e paure e nello stesso tempo far comprendere ai rifugiati la cultura del paese ospite e i suoi valori. Il JMSz si propone di supportare l’integrazione attraverso il linguaggio e la formazione professionale, facilitare l’istruzione offrendo tutoraggio.
«Organizziamo programmi professionali e informativi presso “La casa del Dialogo” a Budapest per una più profonda e differenziata conoscenza della migrazione forzata. Organizziamo e prendiamo parte a molti incontri e lezioni per favorire un migliore orientamento delle persone interessate alla questione – spiega il coordinatore del progetto Luca Solymoskövi. – Offriamo materiale didattico per gli studenti delle scuole superiori per favorire una profonda conoscenza sul tema delle migrazioni così come facilitare possibili risposte Cristiane. Parte dei nostri sforzi riguardano la Dottrina Sociale Cattolica, ben nota in Ungheria. Per un migliore utilizzo di questi materiali stiamo anche sviluppando un programma di e-learning».
Con lo scopo di massimizzare l’impatto del suo lavoro, il JMSz ha avviato una cooperazione con le principali organizzazioni religiose come il Servizio per la Carità dell’Ordine di Malta e con le comunità di Szentjánosbogár, Taizé, Saint Egidio, Focolare, Schönstadt and the Szociális Testvérek.
Mostrando grande volontà di far parte della rete del JRS Europa, è stata avviata una cooperazione con i Balcani Occidentali. Il JMSz ha infatti iniziato un programma di volontariato per aiutare il JRS Croazia ad affrontare l’emergenza in loco. All’inizio di novembre, infatti, i responsabili provinciali e di programma si erano incontrati a Zagabria.
Articolo originale in lingua inglese: https://jrseurope.org/news_detail?TN=NEWS-20151127041159
By Gaia Garofalo • News •
nov 26 2015
Giornata contro violenza sulle donne: rifugiate vittime indifese di persecutori e trafficanti
Lontane dalla loro casa, dalla loro famiglia, senza la protezione del loro governo, le donne rifugiate sono particolarmente vulnerabili.
Sono vittime indifese di persecuzioni nel paese di origine e anche durante i terribili viaggi a cui sono costrette dai trafficanti che in cambio di viaggi ai limiti della realtà abusano di loro molto spesso sole e indifese.
Secondo fonti internazionali la maggior parte delle donne costrette alla fuga non arriva a chiedere asilo. Moltissime rimangono per anni nella condizione di sfollate interne, tante altre trovano la morte durante il viaggio o in detenzione. Solo una piccola minoranza riesce a chiedere asilo in Paesi industrializzati.
P. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli, sottolinea che “è assurdo che nel 2015 dobbiamo ancora ricordare in un giorno stabilito che va bandita ogni forma di violenza contro le donne. Ogni giorno al Centro Astallli incontriamo donne rifugiate, spaventate, vulnerabili. Provengono prevalentemente dai paesi dell’Africa occidentale e orientale (NIgeria, Mali, Costa d’Avorio, Eritrea) arrivano in condizioni psicofisiche gravi, moltissime sono vittime di tortura o hanno dovuto affrontare la perdita dei mariti e dei figli.
Il loro percorso di integrazione deve fare i conti con ostacoli enormi e con il peso di un dolore che spesso è talmente grande da non poter neanche essere raccontato”.
By Gaia Garofalo • News •
nov 24 2015
Astalli: preoccupazione per condizioni di arrivo e trattamento dei rifugiati alle frontiere.
In questo momento in cui la minaccia del terrorismo ci disorienta ci pare quanto mai importante fare chiarezza su fenomeni complessi e fuggire da ogni mistificazione che rischia di mettere in ombra l’ecatombe di innocenti che continua a consumarsi nel Mediterraneo in prossimità delle coste europee.
Servono azioni concrete subito:
- Attivare canali umanitari che permettano ai rifugiati di mettersi in salvo in Europa. È necessaria una politica che avvii processi di pace a lungo termine. Il rafforzamento delle frontiere, l’abolizione di Schengen, il respingimento dei migranti non sono la via per sconfiggere il terrorismo. Non si risponde a un fenomeno complesso come la migrazione continuando a posare lo sguardo solo sui proprio confini.
- I rifugiati sono le prime vittime del terrorismo, uomini e donne costrette a scappare da conflitti interminabili alimentati da interessi di cui sono spesso ignare vittime.
Migliaia di persone si ritrovano a chiedere asilo in contesti europei spesso ostili che ancora in troppe occasioni sono influenzati da razzismo e xenofobia che impediscono una reale accoglienza e integrazione. Tale approccio può portare a vere e proprie violazioni di convenzioni internazionali e lede prima di tutto la nostra sicurezza alimentando un meccanismo perverso in cui odio genera altro odio
- Il racconto mediatico sia il più possibile responsabile e rifugga toni allarmistici. La gravità della situazione che stiamo vivendo in queste ore richiede un’analisi seria e articolata e una lettura dei fenomeni nazionali ed europei inseriti in una cornice che tenga conto dei principali scenari internazionali e di politica estera che faciliti una reale comprensione e incoraggi l’incontro e il dialogo.
P. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli sottolinea che “Lo smarrimento e la paura che stiamo vivendo in queste ore ci accomunano a popoli oppressi da anni. Oggi più di ieri per noi europei è possibile mettersi nei panni dei rifugiati e capire il dramma che vivono milioni di uomini e donne che hanno come unica alternativa alla morte la fuga. Sforziamoci di trasformare il nostro dolore e la nostra legittima preoccupazione in un motore che avvii processi di pace e solidarietà in tutto il mondo.
By Gaia Garofalo • News •
nov 20 2015
Ricorre oggi il 26°Anniversario dei diritti dell’infanzia. Centro Astalli Palermo: «socializzazione e apprendimento sono strumenti fondamentali contro la discriminazione dei bambini figli di immigrati»
Ricorre oggi la Giornata Mondiale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Il 20 novembre del 1989 venne approvata, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, oggi riconosciuta da 194 Stati. La Convenzione è stata la prima, a livello internazionale, a riconoscere i bambini come soggetti di diritti, proponendo una nuova consapevolezza sul valore dell’infanzia. «Gli Stati parti adottano ogni adeguato provvedimento per agevolare il recupero fisico e psicologico e il reinserimento sociale di ogni fanciullo vittima di ogni forma di negligenza, di sfruttamento o di maltrattamenti; di torture o di ogni altra forma di pena o di trattamenti crudeli, inumani o degradanti, o di un conflitto armato. Tale recupero e reinserimento devono svolgersi in condizioni tali da favorire la salute, il rispetto della propria persona e la dignità del fanciullo», recita così la convenzione all’art. 39, riconoscendo ai bambini il diritto alla protezione in caso di guerra. Dall’inizio del 2014 a oggi circa 30 milioni di bambini hanno lasciato le proprie case a causa di guerre, violenze e persecuzioni. Oltre due milioni di bambini siriani hanno trovato riparo in Egitto, Iraq, Giordania, Libano e Turchia. In Iraq, 1,3 milioni di bambini sono sfollati. Nello Yemen, 2,3 milioni di bambini sono sfollati e 573 sono stati uccisi negli ultimi 6 mesi di conflitto. Nel Sud Sudan più di un milione di bambini sono stati sfollati a causa del conflitto. E tra Nigeria, Camerun, Niger e Ciad, 1,4 milioni di bambini sono stati costretti a lasciare il loro paese a causa delle azioni del gruppo armato di Boko Haram. Per questo in occasione della ventiseiesimo anniversario dell’approvazione della Carta, l’UNICEF ha lanciato la petizione “Indigniamoci!” per la tutela dei diritti dei bambini migranti e rifugiati.
Abbandonare il proprio paese e reinserirsi in un contesto totalmente nuovo può rappresentare un evento destabilizzante per un bambino. L’inserimento nel sistema scolastico dell’obbligo senza gli strumenti linguistici per la comunicazione di base, spesso rende i bambini migranti oggetto di discriminazione e di emarginazione all’interno delle classi. Per questo il Centro Astalli Palermo offre ai bambini figli di migranti la possibilità di seguire ogni giorno il doposcuola. Si tratta di un servizio che nasce con lo scopo di aiutare i ragazzi nello svolgimento dei compiti scolastici attraverso la presenza di tutor che li supportino nello studio e gli insegnino anche un metodo di apprendimento efficace. Spesso, infatti, questi ragazzi presentano delle difficoltà linguistiche e di comprensione che vanno al di là degli eventuali problemi nello stare al passo con i programmi scolastici. Alcuni non conoscono la lingua italiana perché arrivati da poco nel nostro paese, e con loro si fa un lavoro in primis di alfabetizzazione.
Il giovedì è previsto un laboratorio creativo con materiali di scarto o di riciclo come la cartapesta per sviluppare nei bambini le loro capacità manuali e prensili.
Convinti che l’apprendimento e la socializzazione tra pari siano fondamentali e proficui, alcuni dei nostri tutor sono stati scelti tra studenti dei licei Gonzaga e Benedetto Croce e di Palermo.
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nov 20 2015
Flash mob sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: 20 novembre 2015
Su iniziativa del gruppo giovani del Laboratorio di Cittadinanza Attiva, l’Istituto Arrupe promuove, in collaborazione con la Parrocchia San Nicolò all’Albergheria, le suore comboniane, il Centro Astalli Palermo, la Caritas Diocesana di Palermo e il movimento “Storia, Orgoglio e Sostenibilità per il rilancio del mercato e del quartiere Albergheria” (S.O.S. Ballarò) il Flash mob “Io ci sto”.
L’iniziativa, in programma venerdì 20 novembre 2015 alle ore 15.30 presso la parrocchia di San Nicolò all’Albergheria a Palermo, in occasione della ricorrenza della stipula della Convenzione ONU del 20 novembre 1989 sui “Diritti dei bambini e degli adolescenti”, si propone di rivitalizzare il quartiere Ballarò a partire dalla parte più bella e vitale: i bambini e gli adolescenti.
Nel corso della manifestazione si canterà una canzone dal titolo “Io ci sto”, con una semplice coreografia da imparare sul posto e si leggeranno alcuni articoli della Convenzione ONU. Il contenuto della canzone afferma che “cambiare il mondo si può” ma è necessario che ognuno si assuma una responsabilità ed un impegno nei confronti della comunità di cittadini; come dice il ritornello: “Io ci sto, ci metto la faccia, ci metto la testa, ci metto il mio cuore”.
L’invito è rivolto ai ragazzi, ai giovani e a tutti i cittadini “attivi”.
Per info: anna.staropoli@istitutoarrupe.it – cell. 3474667141.
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dic 2 2015
Rifugiati in occupazione a Roma: continuano i controlli
Ieri mattina agenti di polizia hanno proceduto all’identificazione delle persone presenti all’interno dello stabile occupato di via Curtatone a Roma. Sono state in tutto controllate 556 persone, per lo più cittadini eritrei ed etiopi, ma erano presenti anche alcuni sudanesi e 15 italiani. Tra i presenti anche una trentina di bambini e alcune donne incinte.
Durante le operazioni – ha sottolineato la questura – nessuno ha opposto resistenza ai controlli della Polizia. Al termine, gli agenti hanno verificato che si trattava per la maggior parte di rifugiati e di titolari di altre forme di protezione internazionale: soltanto quattro persone sono state accompagnate all’ufficio immigrazione della Questura, perché prive di documenti.
A pochi giorni dal controllo del centro Baobab, oggi assistiamo a un’altra imponente operazione delle forze dell’ordine in previsione del Giubileo, rivolta in modo specifico a un insediamento di rifugiati.
P, Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli, sottolinea che “questi controlli effettuati al solo fine di accertare le generalità e la regolarità dei documenti dei rifugiati che vivono in occupazione va ad alimentare la scellerata equazione ‘rifugiati uguale terroristi’. Si dimentica che i rifugiati molto spesso del terrorismo sono le prime vittime, costrette alla fuga dai loro Paesi per vivere in contesti di pace”.
Da tempo il Centro Astalli chiede alle istituzioni di istituire tavoli di lavoro che affrontino il tema delle occupazioni a Roma in modo strutturale e progettuale. Da un lato i rifugiati hanno diritto ad accedere ad un’accoglienza legale e dignitosa, dall’altro eliminare situazioni di degrado in città sarebbe la prima vera misura efficace volta ad aumentare la sicurezza di tutti, cittadini e rifugiati.
Conclude Ripamonti: “Il Giubileo della Misericordia ci chiama ad essere protagonisti di gesti di accoglienza e solidarietà nei confronti di coloro che vivono in situazioni di disagio e marginalità. Papa Francesco con il suo viaggio in Africa ha tracciato la strada: andiamo incontro ai poveri e ai perseguitati e diventiamo insieme protagonisti del cambiamento”.
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