gen 7 2016
La verità sul sistema Hot Spot – Violazioni e illegalità a Lampedusa. La denuncia delle associazioni
Nelle ultime settimane sono arrivate a Palermo, ma anche a Catania e in altre città della Sicilia, decine di persone provenienti da Mali, Gambia, Pakistan, Somalia, Eritrea, Nigeria, con in mano solo un decreto di respingimento differito che intima di lasciare il territorio italiano dalla frontiera di Roma Fiumicino entro 7 giorni. Provengono tutte da Lampedusa, dove sono arrivate dopo essere state intercettate in mare e portate sull’isola.
A questi migranti non è stato consentito di fare richiesta di protezione internazionale, nonostante siano entrati in contatto con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.
Raccontano di essere stati informati della possibilità di chiedere asilo, ma di non aver avuto modo di farlo realmente.
Raccontano di essere stati invece costretti a firmare un foglio di cui non hanno compreso il contenuto perché in una lingua a loro sconosciuta (quando invece in calce al decreto c’è sempre assurdamente scritto che ‘l’interessato si rifiuta di firmare’ e questo perché si tratta di moduli prodotti in serie e prestampati).
Raccontano ancora di essere stati fotosegnalati e imbarcati con altri migranti sulla nave per Porto Empedocle e, a bordo, di essere stati poi separati in gruppi sulla base di criteri ad oggi incomprensibili.
Queste persone sono state quindi abbandonate alla stazione di Agrigento, o in altre piccole stazioni dell’agrigentino, con il solo decreto di respingimento in tasca.
Un decreto avverso il quale gli avvocati delle reti di sostegno siciliane hanno già presentato ricorso perché del tutto illegittimo e incostituzionale.
Nel frattempo, centinaia di migranti in maggioranza eritrei sono illegalmente detenuti a Lampedusa per settimane, perché si rifiutano di farsi prendere le impronte digitali: non perché abbiano qualcosa da nascondere, ma perché vogliono raggiungere i loro cari che si trovano in altri paesi dell’Unione europea senza restare imbrigliati nelle maglie del Regolamento cosiddetto Dublino 3, o dell’ambigua promessa di ricollocamenti mai avviati realmente se non in pochissimi casi usati dal governo a fini propagandistici.
L’Europa sta usando la retorica dell’accoglienza dei rifugiati per perseguire drammaticamente la sua guerra alle migrazioni dai Sud del mondo.
Queste le prime conseguenze della messa in opera del sistema degli Hot Spot, che vede Lampedusa, ancora una volta, come luogo di sperimentazione dell’inasprimento delle politiche migratorie e di inedite violazioni dei diritti fondamentali.
Le notizie sono quelle di formulari a risposte multiple (il cosiddetto ‘foglio notizie’) somministrati, laddove non compilati, da funzionari non meglio identificati, sia italiani che dell’Ue, sulla base dei quali si stabilisce definitivamente chi può chiedere asilo.
È innanzitutto il diritto di asilo a essere quindi cancellato da questo sistema: un diritto soggettivo perfetto che può essere richiesto ovunque e da chiunque indipendentemente dalla sua origine e provenienza nazionale. Un diritto completamente negato nel momento in cui si pensa di stabilire in pochi giorni e solo sulla base della nazionalità chi possa accedere alle procedure di riconoscimento della protezione, e chi invece debba essere ‘clandestinizzato’, insieme alle migliaia di richiedenti asilo diniegati, costantemente in aumento per chiare direttive governative, e sempre più spesso destinatari di provvedimenti di espulsione notificati contestualmente al rigetto della loro domanda di protezione arbitrariamente dichiarata ‘manifestamente infondata’.
Ed è questo il punto: dopo un tempo di caotico riassestamento delle politiche europee delle migrazioni, a fronte dei rivolgimenti epocali degli ultimi anni, la strumentale divisione tra ‘veri’ e ‘falsi’ rifugiati è adesso usata per ‘clandestinizzare’ i profughi, tornando a rinfoltire quelle masse di invisibili da marginalizzare e sfruttare, per poi urlare all’emergenza sociale o sanitaria di fronte alle conseguenze di queste scelte illegittime e irresponsabili.
L’unica emergenza, visto anche il calo degli arrivi attraverso la rotta del Mediterraneo centrale, e la diminuzione constante, dal 2008 ad oggi, degli ingressi dai tradizionali paesi di emigrazione, è rappresentata, insieme alle morti alle frontiere d’Europa, dall’illegalità e dall’ingiustizia del sistema posto in essere.
Fermo restando che le uniche politiche migratorie coerenti e razionali, oltre che giuste, sarebbero rappresentate dall’apertura di canali di ingresso legali che sottraggano le persone ai trafficanti e alla morte alle frontiere, permettendo loro di entrare in Europa in sicurezza, identificate e senza doversi nascondere,
Chiediamo ora con urgenza:
– Che ogni migrante in qualunque luogo d’Italia abbia immediato ed effettivo accesso alla richiesta di protezione internazionale;
– Che vengano revocati tutti i decreti di respingimento differito fino ad oggi consegnati sulla base del sistema hot spot lanciato a Lampedusa;
– Che il centro di Lampedusa venga immediatamente chiuso e si rinunci all’apertura di ulteriori hot spot che non hanno alcuna base giuridica se non decisioni della Commissione e del Consiglio europeo, e che sono strutturalmente progettati sull’annullamento del diritto d’asilo e sulla violazione dei diritti di tutti i migranti;
– Che cessino immediatamente le prassi di rilascio dei decreti di espulsione notificati ai richiedenti asilo nel momento stesso in cui la loro domanda viene dichiarata ‘manifestamente infondata’;
– Che nessuna violenza sia autorizzata nel prelievo delle impronte digitali, e il governo italiano rivendichi invece in Europa la cancellazione del Regolamento Dublino in tutte le sue versioni;
– Che si receda immediatamente dagli accordi di riammissione coi paesi di origine e di transito, che il più delle volte vedono Italia e Unione europea negoziare con dittatori e carnefici, e che sono volti solamente a fornire copertura formale a pratiche di respingimento ed espulsione collettive.
Primi firmatari: Borderline Sicilia Onlus, Centro salesiano Santa Chiara di Palermo, Circolo Arci Porco Rosso di Palermo, Ciss – Cooperazione Internazionale Sud Sud, Comitato Antirazzista Cobas (Palermo), Comitato NoMuos/NoSigonella, Forum Antirazzista di Palermo, La città Felice(Ct) – Le città vicine, L’Altro Diritto Sicilia, Laici Missionari Comboniani, Palermo Senza Frontiere, Rete Antirazzista Catanese
Melting Pot Europa, Action Diritti in Movimento (Roma), Confederazione Cobas, Terre des Hommes, LasciateCIEntrare, Cidis Onlus, Collettivo Askavusa Lampedusa, Arci Sicilia, La Gatta di Pezza, MiscelArti, ADIF (Associazione Diritti e Frontiere), Emmaus Villafranca, Naga Onlus, Associazione Città Migrante (Reggio Emilia), Arci Nazionale, ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione), Rete Antirazzista Fiorentina, Accoglienza Degna (Bologna), Sportello Migranti TPO (Bologna), Umanisti di Cremona, SEL- Sinistra Ecologia e Libertà, ParalleloPalestina (Milano), Le Mafalde – Associazione interculturale di Prato, Rete Milano Senza Frontiere, Emmaus Palermo, Campagna Miseria Ladra, Palermo, Comunità Emmaus Ferrara, Associazione Laboratorio 53, Associazione Oltre il Mare Onlus, Ora in silenzio contro la guerra (Genova), Comitato 3 Ottobre, Tavolo Asilo del Forum Provinciale del Terzo Settore di Brescia, Associazione Libertà era restare, Arci Mantova, Arci Servizio Civile di Mantova, Centro Astalli di Palermo, A.I.F.O. Imperia Onlus
Prime adesioni individuali: Vincenzo Viviani, Martina Tazzioli (Université Aix-Marseille), Alessandra Sciurba (L’Altro Diritto Sicilia), Luca Casarini (Presidenza Sel), Leonardo Cavaliere (Minori Stranieri Non Accompagnati), Manfred Bergmann,CADI (Comitato Antirazzista Durban Italia), Caterina Donattini, Elisa Marini, Paola La Rosa, Alessio Di Florio (Associazione Antimafie Rita Atria), Orazio Irrea (Université Paris 1 – Panthéon La Sorbonne), Diletta Moscatelli, Doriana Goracci, Costanza Dolce, Enzo Arighi, Alberto Soave, Paola Sarzo, Calogero Lo Piccolo, Vincenzo Cadoni, Letizia Palumbo (Università di Palermo), Barbara Stagno, Filippo Miraglia (Vicepresidente Arci), Walter Massa (coordinatore immigrazione Arci) , Salvo Lipari (Presidente regionale ARCI Sicilia), Serena Romano (Università di Palermo), Carmelinda Cannilla (Avvocato Diritto Immigrazione), Nicola Fratojanni (Sinistra Italiana e Coordinatore Nazionale SEL) Stefano Galieni (Responsabile nazionale immigrazione Prc), Francesca Helm (Università di Padova), Vittoria Pagliuca, Luisa Gaetti, Mariangela Calderone, Emanuela Maria Bussolati, Francesco Andreini, Oana Parvan (Goldsmiths University of London), Roberto Traverso, Erasmo Palazzotto (Sinistra Italiana – SEL – Vicepresidente Commissione Esteri), Jacopo Landi (Haiticherie onlus), Federico Oliveri (Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace, Università di Pisa), Maria Romano, Luca Guzzetti (Universita’ di Genova), Antonio Bruno, Norma Bertullacelli, Edo Facchinetti, Moreno Biagioni (Rete antirazzista di Firenze), Elisabetta Confaloni (Roma), Michele Citoni (documentarista, Roma), Elena Giuliani, Alessandra Romano, Marcello Pesarini (Campagna L’Italia sono anch’io, Marche), Adriano Prosperi, Mirco Dei Cas (Presidente Arci Mantova),
Per adesioni: forumantirazzistadipalermo@gmail.com
By Gaia Garofalo • News •
gen 5 2016
Ennesimo naufragio davanti a un’Europa che si chiude in una fortezza priva di senso e di visione
I corpi di almeno 21 migranti, fra cui quelli di 3 bambini, sono stati rinvenuti all’alba di oggi in due diverse località della costa egea. Nelle stesse ore molti paesi europei decidono e valutano di chiudere le frontiere per evitare l’ingresso dei profughi sui propri territori nazionali.
Il Centro Astalli torna a ribadire che il rafforzamento delle frontiere, l’abolizione di Schengen, il respingimento dei migranti non sono la via per trovare soluzioni a lungo termine ed allontanare lo spettro del terrorismo.
Tale approccio securitario porta inevitabilmente a vere e proprie violazioni di convenzioni internazionali, lede il diritto di chiedere asilo di chi fugge da guerre e persecuzioni e prima ancora rischia di minare le fondamenta della nostra stessa democrazia.
Secondo P. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli, vi sono alcune priorità non più procastinabili:
- Basta morti nel Mediterraneo. È inaccettabile continuare a rimanere fermi, ogni volta un po’ più indifferenti della precedente. La commozione di per sé non rappresenta una soluzione, non è una risposta al problema. Se non fermiamo il massacro siamo tutti responsabili.
- Investire in integrazione è l’unico antidoto alla paura. Migliaia di persone oggi si ritrovano a chiedere asilo in contesti europei spesso ostili che ancora in troppe occasioni sono influenzati da razzismo e xenofobia. Sono ancora troppi i ghetti urbani e culturali dove la marginalizzazione non può far crescere nulla di buono. La sicurezza di una società si alimenta con un’accoglienza diffusa, con politiche serie e strutturali di integrazione socio-lavorativa e con la creazione di spazi di incontro e relazione in cui tutti possano esprimere il loro potenziale umano.
- Non possiamo derogare ai principi democratici mettendo in atto misure che vadano a violare diritti e limitare libertà di persone che fuggono da violenze e persecuzioni. L’Europa si contrapponga alle dittature con il rafforzamento delle democrazie, alle persecuzioni con il rispetto dei diritti umani di ciascuno, alla guerra e alla morte con logiche di pace e accoglienza.
By Gaia Garofalo • News •
gen 4 2016
La storia di “Jacob” raccontata da P. Camillo Ripamonti: «chi salva una vita salva il mondo intero»
Lo troviamo con un cappellino da babbo natale in testa, in un reparto di psichiatria di un ospedale romano. «Jacob come stai?» e miracolosamente ci sentiamo rispondere «Meglio». È questa l’immagine che riaffiora alla mia mente di quest’anno al Centro Astalli.
Nei giorni che avevano preceduto il ricovero ci chiedevamo se l’ospedale sarebbe stata la soluzione migliore. Come saremmo riusciti a convincere lui che da tanti anni viveva nel suo mondo. Ultimamente le sue condizioni di salute stavano seriamente peggiorando. Dormendo per strada la mensa agli Astalli per tanti anni è stato il suo unico riferimento. La sua storia di rifugiato abita ormai solo i ricordi di alcuni degli operatori e volontari storici.
Tutti conoscono Jacob agli Astalli. C’era anche durante la visita di papa Francesco nel settembre 2013, allertando la sicurezza della Gendarmeria vaticana coi suoi modi fuori dalle convenzioni.
Alla fine abbiamo deciso che era necessario il ricovero. Oggi Jacob vive in un centro di prima accoglienza e sembra rinato.
Questo piccolo racconto credo riassuma in sé tanti aspetti. Non è solo una storia ma è una persona come ne passano molte al Centro Astalli. Jacob rappresenta la centralità che ciascun individuo riveste nel guidare il nostro agire e dice di uno stile di operatori e volontari che sanno mettersi in ascolto anche in situazioni che sembrano senza soluzione e in cui serve un guizzo di creatività e di coraggio.
In un momento storico in cui criteri economici rischiano di essere predominanti nelle scelte relative alle politiche di accoglienza è bene ricordarlo: chi salva una vita salva il mondo intero.
Mai e poi mai si deve insinuare nel cuore di un Paese democratico che salvare una vita è uno spreco. Ridare la possibilità di ricominciare a chi fugge da persecuzioni e guerre oltre che un dovere sancito dai trattati internazionali è il fondamento del vivere civile. Nel ringraziare amici, benefattori operatori e volontari del Centro Astalli per il sostegno, l’aiuto e l’affetto auguro a tutti voi un felice 2016. Con la speranza che la frase del Vangelo: “Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio”, sia sempre meno vera per i rifugiati.
By Gaia Garofalo • Storie migranti •
dic 31 2015
Oltre un milione di migranti ha raggiunto via mare l’Europa nel 2015
Più di un milione di migranti ha raggiunto l’Europa via mare nel 2015. Lo sostengono i nuovi dati diffusi dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). Più dell’80 per cento delle persone è arrivata in Grecia, in particolare sull’isola di Lesbo. Circa 844mila persone hanno raggiunto la Grecia dalla Turchia, mentre più di 150mila hanno attraversato il Mediterraneo spostandosi dalla Libia all’Italia.
Quella in corso è la più grave crisi dei migranti dalla seconda guerra mondiale.
Il numero di arrivi via mare in Europa è cresciuto in maniera esponenziale dal 2014 quando il numero di sbarchi si aggirava intorno ai 216mila. La metà di coloro che quest’anno ha attraversato il Mediterraneo – mezzo milione di persone – sono siriani in fuga dalla guerra nel loro paese. Gli afghani rappresentano il 20 per cento e gli iracheni il 7 per cento. Sono 3.735 le persone morte o disperse in mare.
Cresce sempre di più il numero di rifugiati e migranti che rischiano la vita imbarcandosi su mezzi poco adatti nel disperato tentativo di raggiungere l’Europa.
By Gaia Garofalo • News •
dic 21 2015
Vertice UE su immigrazione e asilo: le perplessità del Centro Astalli
Si è concluso qualche giorno fa a Bruxelles il vertice europeo dei capi di Stato e di Governo dedicato in buona parte alla valutazione delle misure che l’Unione ha messo in atto negli ultimi mesi per far fronte alla cosiddetta “crisi dei rifugiati” .
Dal documento conclusivo del Vertice si evince che secondo gli Stati membri è necessario rendere operativi al più presto gli hotspot previsti, rafforzare le misure di identificazione, dare nuovo impulso alla ricollocazione e aumentare sostanzialmente rimpatri e riammissioni, per allontanare tempestivamente chi non avrebbe titolo al soggiorno in Europa.
Particolarmente modesto appare infine l’impegno per la creazione di canali sicuri per l’accesso alla protezione dei rifugiati: ci si limita a raccomandare l’implementazione del piano di reinsediamento previsto, appena 20.000 posti in due anni.
Il Consiglio dovrà inoltre esaminare al più presto anche la proposta della Commissione di istituire una polizia di frontiera europea, con facoltà di intervenire – anche senza l’autorizzazione degli stati membri interessati – in caso di “vulnerabilità” delle frontiere esterne.
Il Centro Astalli, alla luce degli esiti di quest’ultimo vertice, ritiene quanto mai importante ribadire che l’approccio dell’Unione Europea rispetto alla crisi dei rifugiati continua a perdere di vista il problema principale: come assicurare protezione effettiva a chi fugge da crisi umanitarie senza precedenti per gravità e durata. Si continua a investire molte risorse su misure di contrasto di dubbia efficacia, che non solo non estendono l’accessibilità del diritto d’asilo, ma rischiano di ridurla sostanzialmente.
Per questo si torna a chiedere alle isitituzioni europee e nazionali:
- che venga data priorità alla creazione di canali di accesso sicuri per chi ha bisogno di protezione: contrastare i trafficanti significa soprattutto spezzare il loro monopolio con l’istituzione di vie legali per arrivare in Europa. La prima cosa che le politiche migratorie europee dovrebbero contrastare è l’inaccettabile numero di vittime dei viaggi;
- che non si anteponga la protezione delle frontiere alla protezione delle persone in fuga: qualunque operazione si compia alle frontiere o in collaborazione con Paesi terzi deve prevedere la possibilità di accertare, caso per caso e in condizioni appropriate, il rispetto del principio di non-respingimento, cardine del diritto d’asilo in base alla Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato;
- che l’obiettivo di proteggere effettivamente le persone sia al centro di tutte le politiche europee per l’asilo, compresi il meccanismo di distribuzione delle domande di protezione tra gli Stati membri, i criteri per l’esame delle domande di protezione e le politiche di supporto all’integrazione.
“L’approccio del vertice alla questione sembra trascurare il fatto che il flusso migratorio senza precedenti che interessa l’Europa è composto in gran parte da rifugiati, persone costrette alla fuga da guerre e persecuzioni”, commenta p. Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli. “Il sistema comune d’asilo europeo è chiamato a fare un vero salto di qualità, per interpretare più pienamente il suo mandato. E’ una sfida che dovrebbe vederci uniti e solidali, con il primo obiettivo urgente di fermare la strage di innocenti che si consuma quotidianamente nel Mediterraneo”.
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gen 13 2016
“Mediazione comunitaria: un’esperienza possibile”
“Mediazione comunitaria: un’esperienza possibile” è il titolo del workshop in programma martedì 19 gennaio 2016 presso il Centro Santa Chiara, piazza Santa Chiara, 11 – Palermo dalle ore 9.00 alle ore 13.30.
L’incontro, promosso dall’U.O. Mediazione Penale del Comune di Palermo, Istituto Don Calabria, Istituto Arrupe, Centro Diaconale La Noce “Istituto Valdese”, in collaborazione con SOS Ballarò, intende essere un percorso formativo innovativo basato su esperienza-riflessione-azione all’interno del quale si alternano, attraverso un metodo partecipativo, i contributi degli esperti, dei ricercatori sociali, di operatori pubblici, e del privato sociale, di semplici cittadini.
Si darà spazio pertanto al contributo di idee ed azioni dal dentro e dal basso dei territori, di chi soprattutto vive e lavora in prossimità delle diverse frontiere del disagio sociale.
Il seminario, condotto da Danilo De Luise (Fondazione San Marcellino) e Mara Morelli (Università di Genova), offrirà un’occasione di confronto tra le esperienze realizzate in America Latina, ormai condivise da altri paesi grazie al lavoro della rete che ruota intorno ai Congressi mondiali di mediazione.
Scarica qui l’invito
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