apr 15 2015
Un pomeriggio indimenticabile
Guardare negli occhi una persona è forse una delle esperienze che possono cambiare il cuore dell’uomo. L’ho fatta, ieri pomeriggio, al Centro Astalli di Palermo, ove mi reco due volte al mese per fare ambulatorio, come medico volontario, per gli extracomunitari che vi afferiscono. Di solito, ricorrono alle cure mediche persone di tutte le età che vivono in città e che vi lavorano stabilmente. Un lavoro gratificante, di aiuto e di sostegno, ma tutto sommato routinario. Ieri, invece, recandomi al Centro per il mio turno di lavoro, ricevo la telefonata della collega coordinatrice del servizio. “Sono sbarcate stamattina a Palermo centinaia di persone, provenienti dai “barconi della morte”, e alcune di esse hanno cercato assistenza nel nostro Centro. Sospendiamo ogni attività consueta e dedichiamoci a loro”, mi dice. Appena arrivato, ho trovato una quarantina di persone, provenienti dall’Eritrea, ove la guerra uccide e affama, dall’espressione indimenticabile, un misto di sofferenza, paura, abbandono: gli occhi infossati, le guance scavate, le gambe malferme, la pelle rinsecchita; allocati tutti compostamente nel cortile del Centro. In questi momenti si raggiunge la perfetta identificazione fra l’essere medico e l’essere solidali, partecipi, coinvolti in pieno dalla sofferenza dell’uomo, della donna, del ragazzo, del bambino che ci sta di fronte. E lo spirito organizzativo di tutti gli operatori si fonde in un accordo perfetto per dare una mano a “questo” prossimo. Alcuni volontari formiscono cibo ed acqua, altri cominciano ad attivare le docce, altri al “bazar” provvedono ad abiti puliti. Io, con l’aiuto di un giovane eritreo del Centro che mi fa da interprete, comincio a visitare. Pustole e lesioni della pelle prodotte dalla macerazione cronica, diarree da alterazioni microbiche intestinali, sindromi da raffreddamento per le notti all’adiaccio nei barconi, ferite infette causate chissà da quale evento traumatico, cicatrici antiche forse in relazione a torture subite… è un avanti e indietro, con la mia collega che mi ha nel frattempo raggiunto, a procurare farmaci, creme, talchi, dopo l’esortazione a fare una doccia che finalmente ripulisca e ristori.
Nonostante i loro bisogni impellenti, di tutti i tipi, fanno la fila ordinatamente, per le docce, per i vestiti, per il cibo, per la visita medica (penso alle pseudo-file e alle litigate dei palermitani).
Con qualcuno si scambia qualche parola in più, in inglese, si chiede la loro età, per lo più giovane, il loro lavoro in Africa: meccanico, studente, insegnante di informatica (Salvini, ma non sono tutti “straccioni”? Non vengono qui per togliere il pane agli italiani?). Ancora, una giovane madre con tre bambini, dal volto triste perché il marito è rimasto in Africa, un giovane uomo che alza gli occhi al cielo in segno di confidenza in Dio per il suo futuro… Si affaccia qualche sorriso.
Sono state quasi quattro ore intense, ma serene, nonostante le brutture viste ed ascoltate. È già quasi buio, molti sono già andati via, verso la Stazione ove sperano di prendere un treno per Roma o Milano, forse comprando a 300-400 euro dei biglietti ferroviari contraffatti da palermitani furbi, come mi hanno informato…
Le donne e i bambini, ed alcuni giovani, rimangono ancora per un po’. Confidano in un ulteriore pasto serale; altri si attardano alle docce o al bazar.
Due di loro, che necessiterebbero di ricovero ospedaliero, vanno via lo stesso, prendendo i farmaci di cui li abbiamo forniti, ma preferendo comunque partire.
Abbiamo finito l’assistenza medica. Ce ne andiamo pensierosi, contenti comunque di essere stati in qualche modo utili.
Una considerazione mi s’affaccia: quei “beni fondamentali” e “servizi pubblici” elencati da Papa Francesco come elementi fondamentali della convivenza umana: terra, lavoro, casa, salute, educazione, sicurezza e ambiente non possono essere perseguiti da soli, e per se stessi, ma condivisi. La tua salute, il tuo lavoro diventano la mia sicurezza, la mia educazione il tuo star bene, il nostro ambiente la nostra terra. Sono beni intercambiabili e da globalizzare. Promuovendo l’uno, per tutti, si promuove l’altro, per tutti. Se la mia terra deve restare la mia terra, la mia sicurezza la mia sicurezza, la tua casa la tua casa, si ingenerano e proliferano la diffidenza, la violenza e la sopraffazione, la guerra, le stragi, i morti in mare.
E in ultimo: finché la politica non “guarda negli occhi” coloro di cui si occupa, non regge lo sguardo di chi soffre, non sarà mai una buona politica. Tutti gli uomini che ascoltano la propria coscienza, ed i cristiani in particolare, dovrebbero essere coloro che “profetizzano” questo sguardo.
Dott. Domenico Sinagra
By admin • Storie migranti •
mar 28 2015
In Sicilia…vivo!
“In Sicilia…vivo!”: visite guidate per far “vivere” agli stranieri la Sicilia e la sua cultura.
“In Sicilia…vivo!”: non è un grido di guerra come a prima vista potrebbe risuonare ai lettori più bellicosi, ma il titolo di una iniziativa sociale portata a compimento ultimamente dal Centro Astalli Palermo con i fondi dell’Ateneo di Palermo nell’ambito del Programma per la promozione delle attività di volontariato e di solidarietà. Al centro la cultura e l’integrazione tra le varie etnie: marocchina, camerunense, keniota, sri-lankese, senegalese etc., tutti insieme gli stranieri per scoprire culture diverse ma soprattutto per conoscere meglio la città di Palermo e, più in generale, la Sicilia.
Essere “In Sicilia…vivo!” è l’obiettivo che hanno raggiunto il coordinatore Samuele Torres e la guida turistica Milena Vela che hanno ideato, organizzato e realizzato l’iniziativa in accordo con il presidente e con la responsabile del settore progetti del Centro.
Il progetto, che ha avuto inizio nell’ottobre 2014 e che è terminato a fine marzo 2015, è stato articolato in incontri formativi e visite guidate in cui a farla da padrona è stata la Sicilia con la sua storia, le sue dominazioni, le sue tradizioni gastronomiche, le manifestazioni folkloristiche, le sue feste e con i suoi monumenti più belli e attraenti sia dentro che fuori la città di Palermo. I ragazzi che hanno aderito al progetto, tutti stranieri alcuni dei quali richiedenti asilo che vivono da poco in Sicilia, attenti e curiosi nel conoscere i segreti ed i tesori dell’isola, hanno anche piacevolmente dato il loro apporto trasmettendo conoscenze relative ai propri paesi e determinando, in tal modo, uno flusso di scambio reciproco e straordinariamente arricchente. Il teatro delle Marionette, il sito archeologico di Segesta, quello di Piazza Armerina, manifestazioni paesane tipiche come il ballo della cordella di Petralia Sottana, le Cene di San Giuseppe di Salemi, le principali pietanze palermitane sono solo alcuni dei luoghi visitati e degli argomenti affrontati nel percorso che è stato articolato complessivamente in otto incontri l’ultimo dei quali ha avuto luogo a Piazza Armerina ed Enna il 28 marzo.


mag 5 2015
“Finestre” e “Incontri”
I progetti “Finestre” e “Incontri” sono promossi dalla Fondazione Astalli di Roma.
Sono rivolti a studenti delle terze medie e delle scuole superiori di Palermo e provincia e hanno l’obiettivo di sensibilizzare i giovani alle tematiche del diritto d’asilo e del dialogo interreligioso attraverso incontri diretti con testimoni che hanno vissuto l’esperienza dell’esilio e con testimoni di altre religioni, per invitare i giovani a superare gli stereotipi e/o una conoscenza dei problemi fondata sul sentito dire o su notizie filtrate dai media in modo non sempre imparziale.
Il percorso di approfondimento si sviluppa nell’arco dell’intero anno scolastico e prevede, oltre agli incontri diretti con immigrati e rifugiati, incontri con mediatori culturali, con esperti e testimoni di diverse religioni, visite ai luoghi di culto non cristiani, la visita al Centro Astalli, visione di film, lettura di testi della letteratura migrante. Esso consentirà ai giovani di mettersi nei panni dei rifugiati, di comprendere chi sono i milioni di persone costrette a lasciare terra, casa, affetti, per scappare da guerre, persecuzioni, violazioni dei loro diritti fondamentali, di aprire autentiche finestre sulla realtà dell’immigrazione e vedere l’accoglienza dell’altro non solo come un dovere di solidarietà, ma anche come una opportunità di arricchimento e una risorsa.
Docenti e studenti possono inoltre fruire di un ricco materiale (sussidi, racconti, filmati…) di qualità e frutto di una attività, di uno studio e di una riflessione più che decennale che può essere reperito e scaricato dal sito del Centro Astalli di Roma.
Agli studenti viene anche proposta la partecipazione ad un concorso letterario: i giovani sono invitati a scrivere un racconto sulle tematiche approfondite, che viene inviato alla Fondazione Astalli di Roma e giudicato da una giuria. I migliori 10 racconti sono premiati e pubblicati sul sito del Centro Astalli.
Negli ultimi sette anni l’esperienza si è conclusa con un convegno promosso dal Centro Astalli e dai Docenti partecipanti e ospitato dal Liceo Cannizzaro. Esso è servito a far conoscere all’intera comunità scolastica l’intensa esperienza e il percorso di riflessione vissuti da un folto gruppo di studenti di diversi Licei. Agli studenti ha dato la possibilità di comunicare da protagonisti e in modo creativo, attraverso video, power point, mostre fotografiche, disegni, racconti, brani musicali, cartelloni, l’esperienza vissuta e di farla conoscere fuori dall’aula scolastica a compagni, genitori e docenti anche di altre scuole.
Il tema scelto quest’anno, “L’indifferenza uccide”, vuole essere anche l’espressione dell’allarme, del dolore, dell’indignazione che l’ininterrotto ripetersi di tragici naufragi nel Mediterraneo con migliaia di vittime innocenti deve suscitare in ciascuno di noi.
Le scuole che hanno aderito ai progetti nell’anno scolastico 2014-15 sono:
Liceo Scientifico “Stanislao Cannizzaro” con 10 classi
Liceo Scientifico “Benedetto Croce” con 2 classi
Liceo Scientifico “Ernesto Basile” con 2 classi
Liceo delle Scienze Umane “Camillo Finocchiaro Aprile” con 10 classi
Liceo delle Scienze Umane “G. A. De Cosmi” con 10 classi
Scuola Media “R. Franchetti” con 10 classi
Per un totale di circa 700 studenti.
Per ulteriori informazioni sui progetti nelle scuole e sul materiale didattico potete visitare il sito del Centro Astalli di Roma.
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