Dalla Tunisia all’Italia. La storia di Selma e del suo amore per la vita

 

Piccola di statura, la carnagione chiara e i capelli leggermente spettinati. Uno sguardo triste, ma non disperato da cui affiora la determinazione a lottare. Giovanissima, quasi bambina. Diciott’anni. Un ventre leggermente prominente lascia intuire che custodisce il mistero della vita. Selma. Viene dalla Tunisia e ha un permesso per motivi umanitari. Chiede di fare la doccia e abiti puliti. L’accompagno e mi racconta: la notte è ospitata in un dormitorio ma alle otto del mattino deve andar via. Durante il giorno sta per la strada, in una specie di rifugio di fortuna. Mi dice che ha un compagno che però non c’è, ma che aspetta..Mangia alla mensa dei poveri. Vuole questo bambino e questo suo coraggio mi spiazza.

Ha vestiti puliti e i capelli umidi per la doccia; prende il suo fagotto con gli abiti che ha trovato da noi. Mi da un bacio e va via.

E’ tornata ieri mattina: vedo che non sta bene, e il suo orgoglio non riesce a dissimulare la sofferenza.La faccio sedere e le chiedo se vuole dell’acqua. Annuisce. Vado in cucina e penso che sicuramente non ha mangiato, così le porto un pugno di biscotti.

E oggi è tornata di nuovo; con una voce che è un sussurro mi chiede una busta e un foglio per scrivere una lettera, al suo compagno che è in prigione. E il suo silenzioso, caparbio amore per la vita mi riempie il cuore.

 

 

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