La fratellanza nella diversità: le celebrazioni di fine Ramadan a Palermo

«Eid Mubarak». È l’augurio che chiude il mese del Ramadan. Eid El-Fitr, l’Eid piccolo, la festa che segna la fine del mese più sacro del calendario islamico, rappresenta la seconda celebrazione più importante per i musulmani di tutto il mondo. Vivere in un paese straniero significa stare in un posto che non ha atmosfera di festa quando, invece, per te lo è, significa trovare dei luoghi di condivisione in cui poter celebrare quella che per te è un ricorrenza importate e ricreare i sapori gli odori e le atmosfere di casa. La fratellanza nella differenza, uniti ma diversi, il Ramadan ogni anno unisce nella preghiera, nel digiuno, nella meditazione e nell’autodisciplina, i musulmani di tutto il mondo. A Palermo è presente una consistente comunità musulmana, di cui si contano provenienze soprattutto da Marocco, Tunisia, Egitto, Senegal, Bangladesh, Pakistan, Nigeria, Mali, Ghana. E se l’osservanza dei principi è uguale per tutti, ogni comunità festeggia a modo proprio. In 3.000 si sono recati al Foro Italico per la preghiera che chiude il Ramadan. Gli uomini in thawb, la tipica tunica candida, inginocchiati sulle stole. Dalla strada sembrano un mare bianco che precede quello azzurro. Alla preghiera hanno partecipato anche il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, l’assessore comunale alla partecipazione, Giusto Catania, e il presidente della consulta delle culture, Adham Darwasha. Ma la festa grande è la sera quando i musulmani si incontrano con amici e parenti per condividere insieme la fine del Ramadan e l’inizio dello Shawwal, il decimo mese del calendario lunare islamico. Ci si incontra per recitare insieme i Tarawih, la preghiera che i musulmani recitano un’ora e mezza dopo il tramonto e poco prima dell’alba durante tutto il mese del Ramadan. Poi si condivide l’iftar, il pasto serale, fatto dai piatti tipici della propria regione.

Per celebrare l’Eid El-Fitr, i bengalesi invitano a casa propria amici e parenti. Per le donne è l’occasione di sfoggiare vestiti nuovi e coloratissimi, le mani decorate di henné rosso che fa risaltare l’oro di tutti bracciali che portano sulle braccia; sugli occhi ombretti colorati e eyeliner che esalta la forma allungata dell’occhio. Per ricreare le atmosfere di casa si cucinano piatti tipici bengalesi come il Panta Ilish, a base di riso e pesce. Dopo cena si intonano i canti islamici.

 

Anche i tunisini condividono la festa di fine Ramadan con amici, parenti e vicini più stretti, non solo tunisini ma anche palermitani. Per l’occasione si prepara il kosksi bel 3osban, il tipico cous-cous tunisino che in occasione dell’Eid si prepara solo con l’agnello. Insieme agli amici si mangiano i maqroud, tipici dolci tunisini originari della zona di Kerouan e i datteri, sempre in numero dispari, come faceva il profeta Maometto.

 

La comunità Maliana di Palermo, invece, si è riunita a casa dell’esponente più anziano per pregare insieme e condividere l’iftar.

Molti altri musulmani a Palermo non sono riusciti a trovare un luogo per poter festeggiare insieme l’Eid El-Fitr. La mancanza di spazi comuni dove organizzare le principali celebrazioni della propria cultura è un fatto comune a molte comunità di immigrati in città. Accogliere, integrare, significa anche creare degli spazi di riunione, condivisione e scambio interculturale. Sono proprio le occasioni delle celebrazioni di una cultura che non è la nostra che ci suggeriscono quanta strada e quanto lavoro c’è da fare ancora in questo senso.

 

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